GUZZI SMONTA L'ULTIMA TROVATA DI MARIO DRAGHI ▷ "FEDERALIZZARE L'EUROPA? LUI E QUALE ESERCITO?"

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Mario #Draghi non ha usato giri di parole nel discorso tenuto il 2 febbraio 2026 all’Università Cattolica di Lovanio (KU Leuven) per il conferimento della laurea honoris causa. “L’ordine internazionale post-bellico è defunto”, ha affermato l’ex premier italiano e presidente della BCE, tracciando un quadro severo per l’Europa e indicando la via del “federalismo pragmatico” come unica salvezza da subordinazione e deindustrializzazione.
Lo scenario è quello di un Vecchio Continente stretto tra USA e Cina: Washington impone dazi e sfrutta la frammentazione europea, Pechino controlla le catene di fornitura globali. “Rischiamo di diventare subordinati, divisi e deindustrializzati”, ha avvertito, sottolineando che dove l’UE è già federale – come commercio e euro – è rispettata come potenza, mentre in difesa e esteri resta un “assemblea di Stati medi”.

Il cuore del discorso è il cosiddetto “federalismo pragmatico”: procedere con “coalizioni di volenterosi” su temi urgenti, forgiando unità attraverso azioni concrete anziché trattati astratti. L’euro è l’esempio perfetto: chi era pronto ha creato istituzioni potenti, attraendo poi altri nove Paesi.

Quello che però Draghi non ha detto è che il modello delle “coalizioni di volenterosi” rischia di accentuare divisioni anziché sanarle, favorendo un’Europa a due velocità che marginalizza i più deboli. Draghi cita l’euro come successo, ma ignora le tensioni persistenti tra Nord e Sud, dove l’integrazione ha generato risentimenti senza risolvere squilibri strutturali.

Nella sua analisi mancano dettagli concreti su come superare l’unanimità nei trattati UE o finanziare le istituzioni “potenti” proposte, in un contesto di austerity e nazionalismi crescenti e senza compromettere i processi democratici. L’approccio pragmatico suona allora più come un compromesso tattico che una visione trasformativa, esponendo l’Europa a ricatti esterni senza garanzie di coesione interna.
Inoltre Draghi contrappone il modello europeo a USA e Cina, sottovalutando però come la flessibilità da lui auspicata possa erodere la sovranità condivisa, alimentando scetticismo verso un federalismo quasi élitario. Nonostante l’appello alla speranza, il discorso lascia irrisolti i nodi democratici che da decenni frenano l’integrazione.

A Lavori in Corso ne abbiamo parlato con l'economista #GabrieleGuzzi: nel video l'intervento integrale.

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