Dudamel e Abramovic al San Carlo. Ed è leggenda

La prima volta a Napoli del grande direttore venezuelano in una doppia creazione della artista serbo-statunitense

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Si affacciano e si rincorrono miti e tabù delle letterature di ogni tempo nella “concezione artistica” di Marina Abramovic del dittico Stravinskij-De Falla che racchiude temporalmente la Grande Guerra .
«Histoire du soldat» e «El Amor Brujo» sono stati insieme in scena al Massimo napoletano in quella che è una Produzione del Teatro di San Carlo in coproduzione con New York Philharmonic.
Il progetto nasce dalla collaborazione fra Gustavo Dudamel, Marina Abramović e Nabil Elderkin.
Il soldato Joseph (Giuseppe), suggeriscono implicitamente Abramovic ed Elderkin, si carica di esprimere tutto il contenuto mitologico di figure diverse, ora di Orfeo che si serve del potere della musica, ora di Ulisse, spinto dalla curiosità per la conoscenza, ma soprattutto dalla nostalgia, quel dolore (àlgos) che è prodotto dal desiderio di ritorno (nóstos) verso Itaca, la famiglia e la propria identità., ora rimanda ad un Dottor Faust “proletarizzato”, che stringe patti con il diavolo.
Quanta premonizione accomuna Stravinskij nel 1918 a De Falla nel 1915 nel narrare di reduci dalla guerra e di necessità di una musica nazionale non nazionalistica, nell’imminenza di diavoli e stregoni protagonisti di infernali autoritarismi.
«Il trait d’union tra «Histoire du soldat» e «El Amor Brujo» è l’incombenza dell’ aldilà – spiega Abramovic - il diavolo e lo spettro, rispettivamente, influenzano l’amore tra due giovani, ma i vincitori delle tenzoni che si sviluppano sono diversi».
La creatività dell’artista serbo-statunitense si avvale dell’impianto video di Elderkin nel rapire lo sguardo dello spettatore, ma è Gustavo Dudamel a prendere il comando dell’evento conducendo prima l’ensemble strumentale e l’attore Valentino Mannias , poi la grande orchestra con il bravo mezzosoprano Pasión Vega e la performer Sara Maurizi, che lentissimamente si muove sullo sfondo.
Nella pagina del musicista russo si fa apprezzare per varietà di accenti e di timbri l’attore Valentino Mannias, abile nel differenziare il la prima persona dell’io narrante dal personaggio del soldato e dal diavolo.
L’autore del testo, Ramuz, evidenzia il conflitto che nasce quando ogni essere umano si trova di fronte a una scelta fondamentale che contrappone libero arbitrio e rinuncia alla libertà in cambio di una promessa di felicità e, come ci ricorda Goethe, l'umanità non può sfuggire indefinitamente a effettuare scelte e tanto meno può per sempre sfuggire alla responsabilità e alle conseguenze delle proprie azioni e delle violazioni dei patti, persino se sottoscritto con il più infame dei contraenti. La Grande Guerra, ma anche la Rivoluzione Bolscevica, sono molto più di uno scenario di fondo. Abramovic impegna lo spettatore, lo pone di fronte alle responsabilità di cittadino del mondo, ma non cede alla tentazione di proporre proclami o manifesti, consapevole che i miti sappiano parlare tanto alle coscienze quanto all’apparato inconscio dell’individuo.
È netto e comunicativo il gesto di Dudamel, che riesce a trarre il meglio dell’ensemble cameristico prima e della grande orchestra, poi, in cui se gli ottoni hanno mostrato qualche sofferenza e le ance hanno faticato, l’insieme è giunto vivace nella “Gitanera”, pagina in cui trascinante è stata Pasión Vega.
L’umanità abbia cura di tenersi ben stretto il proprio violino, perché demoni delle guerre sono e saranno sempre in agguato.
«Una sola felicità... è tutta la felicità. Due felicità si annullano a reciprocamente», recita il testo di Ramuz per «Histoire», ma Abrmovic e Dudamel hanno contraddetto il teorema donando al pubblico del Teatro di San Carlo due felicità che si sono magnificamente sommate, stimolando minuti di applausi e, alla prima del giorno 18 aprile, una davvero inconsueta, quanto apprezzata, concessione di un bis.
«Queste storie trattano dei demoni e delle ombre dell'anima – concludiamo con le considerazioni di Abramovic - Le battaglie individuali e le guerre tra popoli e nazioni nel nostro mondo sono innumerevoli, certo, ma la prima battaglia che dobbiamo vincere è quella contro noi stessi, contro il negativo che alberga nel nostro animo. Una volta sconfitti i nostri demoni interiori, potremo sperare di acquisire la saggezza necessaria per identificare i nemici, se davvero esistono, nel mondo esterno». (Dario Ascoli) Receive SMS online on sms24.me

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